E' più che lecito chiedersi l'utilità di adottare uno dei metodi risolutivi nel momento in cui una reazione redox è di facile bilanciamento a occhio. Per esempio
HCl => H2 + Cl2
2HCl => H2 + Cl2
oppure
MnO2 + HCl => MnCl2 + Cl2 + H2O
MnO2 + 4HCl => MnCl2 + Cl2 + 2H2O
La risposta è che ciò dipende dal contesto in cui è richiesto il bilanciamento di una rezione di ossidoriduzione che - va detto - nella pratica non è quasi mai fine a se stesso. Adottando il bilanciamento a occhio oppure il bilanciamento algebrico non si conoscono gli elettroni messi in gioco da ciascuna semireazione.
Fintantoché sono richiesti dei calcoli stechiometrici con reagenti espressi in temini quantitativi in grammi oppure in volume di soluzione con una certa molarità, non sapere gli elettorni scambiati non è un problema, tuttavia in altri casi il problema non può essere risolto. Eccoli:
- Un reagente appartenente al "blocco redox" (ossia coinvolto attivamente nel processo ossidativo e/o riduttivo) è reso disponibile prelevando un certo volume di soluzione la cui concentrazione è espressa in termini di normalità N. Il passaggio normalità ←→ molità oppure equivalenti ←→ grammi richiede di sapere il numero di elettroni coinvolti nella semireazione considerata.
- Per impiegare l'equazione di Nernst al fine di calcolare un potenziale di riduzione (per determinare la forza elettro-motrice di una pila, l'ordine di scarica agli elettrodi) è necessario conoscere gli elettroni scambiati dalla semirazione in esame.
- In processi di elettrolisi in cui il problema preveda il passaggio da masse a grandezze elettriche o temporali e viceversa. Classico problema è la determinazione della quantità di sostanza prodotta agli elettrodi di una cella elettrolitica a seguito del passaggio di una corrente elettrica di opportuna intensità per un certo tempo.
Ultimo aggiornamento il 20-7-2023
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